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lunedì 30 marzo 2015

E' arrivata in libreria l' "Enciclopedia delle Telenovelas"!


Sapevate che la prima telenovela ad essere stata acquistata per Italia non fu “La Schiava Isaura” bensì… e che il suo doppiaggio doveva realizzarsi a Firenze? Quale famosa attrice si ruppe un dente baciando focosamente sul set il suo giovane e aitante partner? Quale telenovela, per motivi di contratto, poté essere trasmessa in Sud America solo dopo un anno dalla sua messa in onda da noi e quale è stata invece definita delle “interminabili” disgrazie? Cosa lega “Don Matteo” a Maria Sorté? Questi e altri numerosi e simpatici aneddoti potrete scoprire nell’ “Enciclopedia delle Telenovelas – Trasmesse in Italia dal 1980 ad oggi”, ideata da Alessandro Giannotto e scritta insieme ai cultori del genere Mario De Fazio e Gianni Pinotti. Con le sue circa 400 schede di titoli, fra sudamericani, italiani ed europei, riportanti trame, cast, curiosità sulla produzione e programmazione, spesso caratterizzatasi per tagli e stravolgimenti dovuti al doppiaggio, vuole essere una guida per fan, cultori di fiction e addetti ai lavori per districarsi in questo affascinante mondo, fatto non solo di lacrime, ma anche di divertimento e coscienza sociale.
In particolare, nelle 502 pagine dell’Enciclopedia, per ognuna delle novele inserite, troverete:
  • i titoli italiani (anche più di due!) e quelli originali;
  • il numero degli episodi e la loro durata;
  • i cast (pressoché) completi e le trame;
  • le caratteristiche delle rispettive (anche molteplici!) edizioni italiane;
  • aneddoti sulla produzione, la programmazione italiana e gli ascolti;
  • le colonne sonore italiane;
  • i premi ricevuti e i remake.
Inoltre: tutto sulle miniserie e film TV sudamericani visti in Italia, le telenovelas che dovevano essere trasmesse anche da noi, ma che per motivi, a volte sorprendenti, non sono mai giunte in video, quelle per adolescenti e molto altro ancora! Come ad esempio la novela “erotica”…
In vendita al prezzo di Euro 29,50, è acquistabile sul sito ufficiale di Youcanprint, ma anche nei migliori store on line di libri quali Ibs.itMondadoristore.it RCS.itGoodbook.it Amazon.it .
E’ possibile prenotarlo anche in oltre 4.500 librerie indicando, oltre al titolo e agli autori, il codice ISBN del libro: 978-88-91175-20-5. Qui l’elenco delle librerie suddiviso per regione: http://www.youcanprint.it/librerie-in-italia-self-publishing.html

lunedì 23 settembre 2013

Beautiful, in arrivo un'altra reality star; General Hospital, parlano Maura West e Tequan Richmond; un figlio d'arte a Port Charles; addio a Dario De Grassi


Un’altra reality star a “Beautiful”
Dopo la partecipazione di Jeff Schroeder, un altro protagonista del “Grande Fratello” versione USA si vedrà nel teleromanzo. Questa volta tocca a Howard Overby (l’uomo al centro nella foto), “sfrattato” alcune settimane fa dalla casa più spiata al mondo.
Intervistato da “TV Guide”, il giovane ha dichiarato di essere entusiasta di questa avventura: “E’ una benedizione! Ho ricevuto improvvisamente una loro chiamata e ho accettato subito senza sapere neppure le condizioni contrattuali. Sono cresciuto in una casa di donne – mia mamma, mia nonna e due sorelle maggiori – che tutto il giorno guardavano le soap della CBS. E ‘Beautiful’ è la preferita di mia madre! Sarà felicissima di guardarmi in TV”.
“Nelle vicende”, prosegue Overby, “sarò un deejay del Bikini Bar che intratterrà gli ospiti di Wyatt e Hope. Lavorare conDarin Brooks e Kim Matula è stato fantastico . Era un mio sogno attraversare quei corridoi della CBS, dove si registrano le soap e i quiz più famosi. Mentre ero lì ho incontrato Kristoff St. John (Neil in “Febbre d’amore”) e ho avuto la pelle d’oca per tutto il giorno”.

Gli americani vedranno Overby in scena i prossimi 24 e 25 ottobre. Con lui ci saranno anche Rachel Reilly, Brendon Villegas e Jeff Schroeder sempre di “Grande Fratello”, oltre a Malcolm Freberg (nella foto tra Linsey Godfrey e Jacob Young) di “Survivor”.

Nuovo casting call
La produzione ha lanciato una nuova ricerca di attore. Questa volta si vuole individuare l’interprete di Tom, un uomo sui cinquant’anni, donnaniolo e un po’ piantagrane. Il prescelto non dovrà appartenere a nessuna etnia e possedere una dizione perfetta.

Parla Maura West

Intervistata da “TV Guide”, l’attrice, nota per il ruolo di Carly in “Così gira il mondo”, ha parlato di cosa accadrà al suo personaggio di Ava Jerome in “General Hospital”, che da quando è comparso lo scorso maggio ha fatto innalzare di parecchio gli ascolti del teleromanzo.
A proposito del fatto d’interpretare una gangster donna: “E’ impressionante! E questo rende Ava ancora più interessante. Lei non ha mai aderito alla mafia, lei è la mafia! Quando si cresce con un padre che torna a casa e si lava le mani che sgocciolano di sangue il tuo destino è segnato. E’ un personaggio senza regole, per questo è così liberatorio interpretarlo. Adoro la sua grinta, il suo pavoneggiarsi in città, la sua rabbia e che nasconda la sua vera natura”.
 Sul fatto che il pubblico possa odiare Ava: “Non credo, agli spettatori piace amare chi disprezza! Io non mi preoccupo, recito cosa mi dicono di fare e spero che vedano che sotto la sua ruvida superficie c’è un cuore e un’anima. Nelle soap opera c’è sempre tempo per la redenzione. Lei non pensa di far del male, i mafiosi sono come noi: di sera cenano in famiglia, assistono alle recite natalizie dei figli. Hanno una grande capacità d’amare, anche se poi seppelliscono qualcuno nei boschi”. 
Sulla rivalità con il fratello Julian (William deVry): “Fra Ava e il fratello c’è crescente attrito. Ava pensa che siano uguali e quindi vuole che comandino insieme, ma bisogna ricordarsi che nel 1990 lui uccise la loro sorella Olivia per il potere. Per questo motivo è molto pericoloso”.
Sul suo contratto: “All’inizio dovevo restare soltanto cinque episodi, giusto il tempo di permettere l’introduzione di Kiki (Kristen Alderson), poi sono diventati sette e alla fine è diventato recurring. Poi mi hanno comunicato che mi avrebbero dato un contratto da protagonista e tutto questo ancora prima che iniziassi a lavorare. Il primo giorno di riprese ero molto nervosa. Volevo fare bella figura e poi la mia prima scena sarebbe stata con Anthony Geary (Luke Spencer): non conosco nessuno nel daytime che non vorrebbe recitare con lui!”.
Sul suo atteggiamento in scena: “Spero di essere una persona piacevole. Cerco di portare la migliore energia sul set, per poter essere la migliore partner, di essere sempre preparata. Non mi piace sopraffare gli altri e poi due compagni come Geary e Jane Elliot (Tracy Quartermaine) che ti abbracciano e sono gentili fanno la differenza. L’obiettivo di tutti è di fare un buon prodotto, non c’è tempo per la cattiveria”.
Sulla possibilità di recitare nel prime time: “Per me non ha importanza se si tratta di day o prime time, ma è fondamentale il personaggio. Penso che i programmi diurni siano grandiosi grazie ai talenti che vi recitano. A volte guardo certi telefilm per vedere a che punto gli attori alzano il sopracciglio pur di fare qualcosa. Settimana scorsa ho girato otto episodi, non è uno scherzo. Ho cinque figli da mantenere, sarei una stupida a rinunciare a una buona occasione”. 
Sulla sua infelice parentesi a “Febbre d’amore”: “Sono stata così poco tempo che non ci penso più. Lì ho incontrato tante persone fantastiche, però è vero che in quel frangente il ritorno di Diane era inutile”.

Chi torna a in città
Si rivedrà nei prossimi giorni Tequan Richmond (TJ), dopo una breve assenza dovuta alla sua partecipazione nel film di prossima uscita negli USA “Blue Caprice”. In un’intervista l’attore ha dichiarato di essere felice di questo ritorno e di essere andato via soltanto perché la storia già prevedeva che potesse prendersi una pausa.

A proposito del triangolo amoroso fra TJ, Rafe (Jimmy Deshler) e Molly (Haley Pullos): “Mi sono molto divertito ad interpretarla, era una situazione del tutto nuova per me. Sicuramente proseguirà, anche se in modo diverso. Spero inoltre che vi sia la possibilità di esplorare più approfonditamente il rapporto tra Shawn (Sean Blakemore) e TJ, sarebbe importante per la crescita del mio personaggio”.
Sul fatto di aver sostituito un altro attore (Krys Meyer): “Non mi è stato difficile perché non l’ho mai visto recitare nel mio ruolo. Semplicemente sono entrato in scena e ho iniziato a fare come volevo io. Credo che la mia recitazione sia stata apprezzata dato che quest’anno ero nella rosa dei semifinalisti agli Emmy. Spero nel 2014 di essere fra quelli nominati!”.
Sul mondo delle soap opera: “Ha ragione chi sostiene che recitare in un teleromanzo sia durissimo. La gente può dire ciò che vuole sugli attori del daytime, ma per me sono in assoluto i migliori! Abbiamo molte scene da girare, pagine e pagine da imparare a memoria in breve tempo, è come essere in un campo di addestramento. Se riesci a sopravvivere a questo, puoi fare di tutto! Per fortuna agli inizi sono stato aiutato da Haley Pullos (Molly Lansing-Davis), è stata il mio angelo custode. Mi ha spiegato come funzionava questa gigante macchina produttiva, ad esempio non sapevo che ci fossero così tanti modi per prendere un caffè. Nei nostri camerini c’è un altoparlante che continua a gracchiare numeri, a cui corrispondono le nostre chiamate in scena. Se ne perdi una, sei fritto! La lavorazione nel daytime non è uguale a quella del prime time, dove tu stai comodamente seduto in camerino in attesa che qualcuno ti venga a chiamare e accompagnarti in scena. ‘General Hospital’ non è uno di quei set comodi che ci sono in giro a Hollywood”.

Un figlio d’arte a Port Charles
E’ Jason Connery, il figlio del leggendario Sean! L’attore si vedrà per la prima volta in città mercoledì 2 ottobre, dove indosserà i panni di Sebastian, un mercante d’arte amico di Franco (Roger Howarth). Ritornerà poi ai primi di novembre. 

Addio a Dario De Grassi
Giovedì 19 è venuto a mancare Dario De Grassi, la voce italiana di Edward Quartermaine (David Lewis). Aveva 74 anni. Nato a Roma il 12 aprile 1939, in questi giorni possiamo risentire in video l’attore nella telenovela  ”Micaela” (Vero Capri, tutti i giorni alle 12.30), in cui doppiò il personaggio di Ermanno Fioriti (Victor Bruno). Per ricordarlo, vi proponiamo alcune scene tratte proprio da “Micaela”. La sua voce burbera, ma buona, ci mancherà.

martedì 26 giugno 2012

Le contraddizioni di Lady Channel

C’è un’emittente nella sterminata galassia di Sky che in poco tempo ha saputo ritagliarsi un nutrito pubblico di affezionati, ma da qualche settimana il forte legame instaurato sembra essersi in parte spezzato. Stiamo parlando di Lady Channel, il canale tematico dedicato al mondo delle telenovelas diretto da Patrizia Burgay, moglie del più noto Leandro, da trent’anni artefice dei sogni lacrimevoli di molti italiani.
Attivata il 1° ottobre 2007 ed entrata nella “famiglia” di Murdoch a fine luglio 2009, all’interno del suo profilo Facebook ha denunciato un sensibile calo degli ascolti attribuendolo alle modalità di rilevamento dell’Auditel. Il motivo potrebbe essere corretto, visto che ad aprile Sitcom, la società che gestisce la satellitare Alice, è giunta persino a interpellare direttamente gli spettatori per avere lumi sulla loro repentina fuga dal canale nello stretto giro di pochi giorni. Ma adesso, giunti al termine della stagione televisiva, proviamo a indagare le ragioni più in profondità.
L’annata 2010/11, grazie anche a un’ottima performance di abbonamenti sottoscritti dalla piattaforma Sky, ha registrato ascolti record per merito del buon mix di telenovelas proposte tra le quali “Topazio”, che per questioni contrattuali non circolava più nell’etere dal 1996, “Dolce Valentina”, la prima per adulti doppiata dopo una parentesi di sette anni, e “Padre Coraje” che, seppur proposta sottotitolata, godeva di una  grande nomea. Allora cosa è successo? Come accade per tutti i prodotti, dopo un ciclo di entusiasmo ne segue sempre uno di stanchezza, complice poi qualche errore di palinsesto.

Partiamo proprio da questo, in particolare la colonizzazione di ampi slot, persino il prime time, a favore di “Lady en espanol”, un contenitore di serie inedite non doppiate. Dietro alla lodevole motivazione di offrirle nella lingua madre, vi è l’impossibilità di realizzarne il doppiaggio. Infatti, un conto è sostenere il costo dell’edizione italiana di un telefilm di venti episodi, decisamente più oneroso quello di uno sceneggiato di 150 e oltre. L’euforia per il gradimento riscosso dai primi titoli, ha indotto la dirigenza a proporre il contenitore anche alle 21,00, onestamente una fascia sempre debole per l’emittente ma lo share di “Cuidado con el angel” non è mai decollato. L’equivoco, per chi scrive, è stato duplice: da un lato ritenere che il pubblico fosse disposto, dopo una giornata di lavoro, a impegnarsi a seguire un programma in lingua per mesi, dall’altro averlo spostato a tarda serata nell’imminenza degli ultimi capitoli. “Cuidado” è stato però in buona compagnia, anche perché altre novelas hanno subito (e subiscono tuttora) continui spostamenti, disorientando tutti, MySky compresi. Una pay, prima dell’audience, deve rispondere agli abbonati e non può essere gestita come fece Michele Franceschelli con Retequattro che, con estenuanti interruzioni e cambi d’orario, disperse il prezioso patrimonio di fedeltà che era riuscito a creare.
Un’altra criticità è la scelta dei titoli in onda: proporre il remake Esmeralda”, poco dopo il suo termine, si è rivelato deleterio, nonché altri visibili contemporaneamente, e senza costi, su emittenti locali. Come riporta il sito di Sky Pubblicità, il target di riferimento di Lady Channel presenta, dal punto di vista socio-economico, una profilatura medio-bassa. Quindi il primo a disdire l’abbonamento causa crisi economica.
di “Topazio”, “
Un’ulteriore contraddizione è la politica commerciale adottata da Delta Tv Programs, la divisione di Burgay specializzata nella fornitura di novelas a tutte le televisioni interessate. La tendenza inaugurata nel 2007 è di ripresentarle il più possibile aderenti alla propria originalità, ovvero recuperando il titolo (es. “Il privilegio d’amare”), le videosigle e colonne sonore. Peccato però che quelle che non avevano subito importanti adattamenti, li hanno avuti successivamente. Pensiamo a “Ribelle” ribattezzata “Marina”, “Guadalupe” in “Il segreto della nostra vita”, “Pasiones” in “Ti chiedo perdono” o “Caribe” in “Cuori tropicali”.
Un’ultima riflessione: all’interno del gruppo cui fa capo Lady Channel vi è anche una società di doppiaggio,Videodelta, che agli inizi del nuovo millennio si è distinta per la realizzazione di edizioni italiane con una qualità quasi cinematografica, come quelle di “Terra Nostra” e “Garibaldi, eroe dei due mondi”. E’ perciò singolare che “Dolce Valentina” e “Pagine di vita” siano state appaltate, invece, a un’altra impresa, con esiti non sempre soddisfacenti, secondo l’inappellabile popolo del web, soprattutto per i dialoghi e la scelta di alcune voci. E stranisce ulteriormente che abbiano trasmesso “Maria”
con il doppiaggio di Retequattro e non di sfruttare quello storico da loro realizzato per Odeon TV nel 1988. A questo punto, non ci sarebbe da stupirsi se si affacciasse sul video anche la versione Mediaset di “Vittoria”, decisamente più di appeal grazie a Rossella Izzo come “anima” di Luisa Kuliok rispetto a quella di proprietà sempre di Videodelta.
Adesso proviamo ad avanzare qualche piccolo suggerimento. In primis, per migliorare ascolti e soprattutto redditività, Lady Channel dovrebbe seguire la fortunata esperienza di Real Time: restare a pagamento sul satellite e proporsi contemporaneamente free sul digitale terrestre. I minori introiti derivanti dal mantenimento dell’esclusiva con Murdoch sarebbero leniti dall’inevitabile aumento del carico pubblicitario: sul più vasto bacino del DTT gli inserzionisti presenzierebbero con maggior entusiasmo. Per quanto riguarda la programmazione, si dovrebbe cercare di non proporre storie simili ravvicinate, come sta per accadere di nuovo con la staffetta tra “La ragazza del circo” e “Kassandra”“Sabrosa Pasion Plus”, così da destinare le ridotte disponibilità a favore di altro. Il grande pubblico, come dimostra MTV, è ormai abituato a vederli anche in originale.
E se non è possibile incrementare il numero dei titoli in italiano, sarebbe opportuno non accostarne consecutivamente due o più in spagnolo e di non trasmettere doppiati reality come 
Essere sul digitale ridurrebbe anche il rigido vincolo imposto da Sky di non includere programmi troppo differenti dalla linea editoriale concordata: ad esempio quei “cinque minuti in cucina” potrebbero diventare trenta o più. Si potrebbe inaugurare la fascia “ragazzi”, nello spazio delle 17:00, con una telenovela dedicata e, dato l’elevato numero di quelle adattate negli ultimi tempi, la scelta sarebbe piuttosto varia.
Infine, per allargare il pubblico femminile, in particolare in prima serata, si dovrebbero inserire miniserie (anche in Sudamerica ne producono d’interessanti) e film come ipotizzato in passato.
Per ridurre sensibilmente i costi di palinsesto, nel week-end alcuni teleromanzi potrebbero fermarsi e offrire “un meglio della settimana”, invece di proseguire con la messa in onda di puntate inedite. E sempre in un’ottica di contenimento del budget, ma teso a soddisfare le molteplici richieste, l’auspicato angolo di gossip sulle star latine si potrebbe realizzare con filmati prelevati dai circuiti internazionali, o meglio dal web, e commentati soltanto da voci fuori campo.

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giovedì 24 maggio 2012

Alla convention de “Il mondo dei doppiatori”, l’allarme di Raffaele Fallica: “Fra 15 anni il doppiaggio milanese scomparirà”


Si è svolta nei giorni scorsi la prima convention nazionale de “Il mondo dei doppiatori – AntonioGenna.net”, il sito italiano per eccellenza dedicato al doppiaggio e ai suoi appassionati. Organizzato da Antonio Genna con l’Associazione Culturale First National” di Franco Longobardi, Angelo Quagliotti e Lorenzo Bassi, l’incontro è stata l’occasione per ripercorrere la storia e fare il punto sull’attuale situazione del settore. Inoltre per scoprire qualcosa di sorprendente su alcuni doppiaggi storici (e perduti), come quelli dei primi film di “Stanlio & Ollio”.
Ospite d’onore della serata è stato Raffaele Fallica, pioniere del dubbing made in Milano e presidente di ADC Group (Audiovisivi Doppiaggio Cinema), la più importante società presente nel capoluogo lombardo.
Partendo dalla definizione di “anello”, nel primo video che proponiamo Fallica descrive quale fosse l’originaria funzione dell’assistente di doppiaggio e come si è evoluta la tecnica di lavorazione, in particolare dopo il 1986 con l’introduzione di nuovi e più sofisticati strumenti:
Nel secondo il presidente di ADC Group illustra la nascita del doppiaggio a Milano e le problematiche relative al suo futuro:
Nel seguente intervento ci spiega chi, secondo la sua lunga esperienza, ha le caratteristiche per diventare un doppiatore professionista:
Agli allievi dei suoi corsi, Fallica non richiede più la sola capacità di saper lavorare in “sinc”, anche perché oggi i fonici di mix allungano o accorciano le frasi secondo le esigenze, ma di “occhio”. Nel senso che, durante le esercitazioni, fa coprire le bocche degli attori presenti sullo schermo affinché doppino seguendo gli occhi. Il doppiaggio, infatti, deve essere pura emozione (e gli occhi sono lo specchio dell’anima) e non puro tecnicismo.

Alla domanda di come si concili la presenza in sala di registrazione sia del regista che del direttore del doppiaggio, Fallica ha risposto che “nel caso del doppiaggio di un film italiano, se il regista è in studio per dirigerlo, la figura del direttore del doppiaggio diventa simile a quella di un assistente, ovvero di un tecnico. Ad esempio quando Ermanno Olmi diresse il doppiaggio de ‘L’albero degli zoccoli’, il regista gli domandava se le battute fossero in sinc, se si potessero mettere ulteriormente a posto, etc. Non gli poneva assolutamente quesiti artistici”. “In generale”, prosegue Fallica, “il direttore di doppiaggio è un direttore d’orchestra: dopo aver visto il film, deve prendere i migliori orchestrali e dirigerli per ricomporre il pezzo. Non si deve sostituire al regista, non è suo compito rifare il film. Deve solo ricreare le sue intenzioni e atmosfere. Certamente alcuni movies migliorano con il doppiaggio. I più difficili da adattare sono quelli spagnoli o di Bollywood, dove per dire ‘ti amo’ gli attori indiani fanno prima un sacco di buffe espressioni con il viso. Ebbi complicazioni anche con la versione giapponese di ‘Shall we dance’, a cui ho dato la voce all’interprete principale. Lo scandalo non era, come abbiamo visto nel remake con Richard Gere, che il protagonista trascurasse la moglie per ballare con una partner più giovane, ma che un uomo e una donna si sfiorassero anche soltanto con le mani, vero e proprio tabù che persiste ancora nel Paese del Sol Levante”.
Alla conclusione del suo intervento, Fallica ha ulteriormente motivato le ragioni che lo inducono a ritenere che il doppiaggio sia destinato all’estinzione: “Quando tutti i ragazzini avranno imparato l’inglese, non ce ne sarà forse più bisogno”.
La seconda parte dell’incontro è stata caratterizzata dalla visione di un omaggio a Ferruccio Amendola, di “Passa la parola” (spezzoni di film italiani dove famosi attori doppiatori non si sono auto-doppiati, ma hanno ceduto l’incarico a colleghi), di uno speciale sui dubbers di Totò e soprattutto de “I fanciulli del West” con Stan Laurel e Oliver Hardy. E prendendo spunto da questo, Franco Longobardi ha illustrato la storia del doppiaggio dei lungometraggi di Stanlio & Ollio, svelandoci che il primo doppiaggio cinematografico in assoluto fu realizzato da Walt Disney nel 1928. Il celebre fumettista aveva necessità di far cantare le sue creature Topolino e Minnie nel film “Steamboat Willie”.

Il successo dell’operazione indusse il produttore del duo, Al Roach, a trasformare fra il 1929 e il 1930 le comiche da mute a sonore, ma essendo Stanlio & Ollio attori in carne in ossa e non ritenendo quindi plausibile che potessero essere doppiati come un cartone animato, decise di dar vita alle edizioni multilingua delle loro opere. In pratica i due dovevano rigirare le scene “parlate” in italiano, spagnolo, francese e tedesco. Dovevano, perciò, rifare quasi completamente il film più volte. Un lavoro immane non solo perché Laurel e Hardy non conoscevano altri idiomi al di fuori dell’inglese, ma anche perché si rendeva necessario ingaggiare degli attori madrelingua per i ruoli di contorno.
A causa però dei risultati disastrosi per le pronunce terribili, nel 1932 si optò affinché le pellicole fossero semplicemente doppiate da attori locali nei paesi di destinazione, soprattutto per una questione di risparmio. Nacque così il doppiaggio. Per quanto riguarda la riproduzione delle voci di Stanlio & Ollio, in Italia la scelta cadde su due ragazzi che conoscevano i toni americani: Carlo Cassola (Stanlio) e Paolo Canali (Ollio). I due, ed ecco entrare in scena la nostra genialità, non soltanto pensarono di riprendere la divertente parlata “maccheronica” utilizzata dagli interpreti originali, ma di potenziarla comicamente inserendo degli strafalcioni. Inoltre decisero d’invertire i naturali timbri degli attori: a Ollio, che nella realtà aveva una voce sottile, gli attribuirono un tono più baritonale (tipico di una persona obesa) mentre a Stanlio, che invece ne aveva una più profonda ma sottile quando piangeva, di farlo sempre recitare in falsetto (perfetto per un ometto smilzo come lui). L’ineccepibile abbinamento personaggio-voci creato da Cassola e Canali fece sì che i successivi doppiatori della coppia, Alberto Sordi e Mauro Zambuto, mantenessero la loro impostazione perché il pubblico vi si era affezionato e non avrebbe apprezzato un drastico cambiamento. Ad esempio, Sordi conservò la tipica “r” moscia inventata da Canali.

Per quanto riguarda più dettagliatamente “I fanciulli del West”, nel film compare James Finlayson (nella foto a sinistra), passato alla storia del cinema con l’appellativo di “zio Fin”, qui magistralmente doppiato da Olinto Cristina. Cristina, ricordiamo, è stata la prima voce caratterista del vecchietto del Far West, poi ripreso e imitato da Lauro Gazzolo. Nella Bonora doppia invece sua Per una miniera d’oro diventerei Cleopatra” sentiamo uno dei primissimi casi di stravolgimento di un dialogo originale. Infatti, si tratta di un omaggio alla stessa Bonora, che poco tempo prima aveva prestato la voce al personaggio della regina d’Egitto nell’omonima pellicola diretta da Cecil B. De Mille.
moglie e nella battuta “
Qui di seguito un breve estratto da “I fanciulli del West”:
L’Associazione Culturale “First National” dispone dell’unica copia esistente del film in pellicola, che ha un’ulteriore particolarità: è la sola testimonianza di un doppiaggio completo realizzato da Cassola e Canali e contiene ancora le musiche originali di Marvin Hatley, che nel ridoppiaggio Rai del 1986 furono completamente cancellate.
Un’ultima curiosità: i nomi di Stanlio & Ollio non furono una nostra invenzione, ma degli stessi americani che li coniarono per darli ai personaggi del film “Fra Diavolo” del 1933 poiché ambientato in Italia. Fino ad allora, nel Belpaese, si indicavano semplicemente come “il grasso e il magro” o più familiarmente “Crick e Crock”.
Maggiori informazioni sui corsi, sulle attività e sulle iniziative dell’Associazione Culturale “First National” li potete trovare all’indirizzo http://www.doppiocinema.net/

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domenica 27 novembre 2011

“Pagine di vita”, arriva su Lady Channel la telenovela evento


Dopo più di sei mesi dalla conclusione di “Dolce Valentina”, giunge oggi finalmente su Lady Channel (Sky, canale 135) un’inedita telenovela doppiata. E’ “Pagine di vita”, produzione hit del network brasiliano Rede Globo trasmessa dal 10
luglio 2006 al 2 marzo 2007 per un totale di 203 puntate (150 in Italia).
Ideata da Manoel Carlos, la storia narra la vicenda dei gemelli Francesco e Clara separati alla nascita per volontà della nonna materna Marta (Lília Cabral). La donna, sconvolta per la morte di parto della figlia, decide di tenere con sé il bambino e, invece,  dà la sorella in adozione alla ginecologa Helena (Regina Duarte) poiché affetta dalla sindrome di Down. La vita però scrive ogni giorno una pagina nuova e così, cinque anni dopo, i due fratellini si rincontrano. E Marta, incalzata dagli eventi, sarà costretta a rivelare alla famiglia che Clara in realtà non è morta insieme alla madre.

Da questi piccoli elementi è facile intuire che “Pagine di vita” non potrà che bissare anche da noi lo straordinario successo riscosso in ogni angolo del mondo. Un risultato ottenuto grazie alla trama corale, tinteggiata di sentimenti intensi, mai sbiaditi, sempre in bilico tra amore, sensi di colpa e pietà umana. Il merito spetta anche all’ineccepibile regia di Jayme Monjardim e al cast di primissimo piano che ha diretto. Tra i numerosi attori presenti sul set ricordiamo Edson Celulari, Vivianne Pasmanter e la regina delle telenovelas carioca Sonia Braga.

Per quanto concerne il doppiaggio, l’edizione italiana è stata appaltata alla cooperativa torinese O.D.S. cui spetta il merito di aver mantenuto una continuità di voce per gli attori già apparsi in altri famosi titoli. Ciò non è stato però possibile per Ana Paula Arósio e Thiago Lacerda, i cui doppiatori storici Cristiana Rossi e Lorenzo Scattorin sono stati sostituiti da Luisa Ziliotto e Andrea Zalone.
Un’ultima nota: la novela non è propriamente una novità nel nostro panorama televisivo. Infatti, si è vista fino a pochi giorni fa sulle frequenze di Antenna Sicilia in seguito ad un accordo commerciale di esclusiva tra l’emittente e Delta TV Programs, società di distribuzione programmi appartenente allo stesso gruppo di Lady Channel. Una scelta editoriale particolare, se si considera che la Sicilia è una delle regioni con più alto numero di appassionati di serialità sudamericana e di abbonati Sky.




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venerdì 27 ottobre 2006

Intervista ad Alessandro Giannotto

Intervista realizzata da Daniela Sgambelluri


" ... L’idea di creare un sito italiano dedicato a “General Hospital” è nata per un duplice motivo: il primo, personale, rendere omaggio a questa soap opera che, con le sue straordinarie ed affascinanti avventure a tinte poliziesche, appassionava la mia famiglia riunendola tutta ogni pomeriggio davanti agli schermi di Canale 5. Il secondo per non far dimenticare il suo passaggio nel nostro etere che rammento, nel periodo migliore, raggiungeva anche picchi d’ascolto di tre milioni di spettatori. Il progetto di renderlo bilingue si è reso invece indispensabile al compimento del terzo anno di attività quando ha cominciato a registrare importanti riscontri positivi in termini di contatti provenienti dagli Stati Uniti. Inoltre il sempre maggiore inserimento di materiale tratto da magazine d’oltreoceano ne ha sollecitato ed accelerato la trasformazione. La pagina dedicata alla Sig.ra Cadueri è un’iniziativa che cullavo da tempo e la cui realizzazione mi è stata fortemente spronata dal mio amico Gianni Pinotti, che considero il più grande esperto di doppiaggio dagli anni settanta ad oggi. Oltre che per gli indimenticabili personaggi animati da Lei citati, compagni simpatici e fedeli di tante giornate spensierate della mia infanzia, alla Sig.ra Cadueri sono soprattutto legato perché voce di due protagoniste di “General Hospital”: prima Lou e poi Felicia. E oltre a volerla ringraziare pubblicamente per le emozioni regalateci, il mio desiderio è farle sapere che tanti ragazzi attendono il suo ritorno e non comprendono le ragioni del suo allontanamento dai leggii dopo la chiusura della Ricmon Sound, la società di doppiaggio di suo zio Renato. Qualcuno lo reputa al fatto che, forse, non possedesse una dizione perfetta, motivazione che però non mi trova concorde perché proprio in “General Hospital” ha dimostrato eccellenti doti d’interpretazione prestando voce a personaggi dalla personalità complessa ed emotiva ... "


DANIELA: Alessandro, ci racconta qualcosa di lei, di cosa si occupa?
ALESSANDRO: Mi occupo di ufficio stampa ed organizzazione di eventi per una nota agenzia di comunicazione di Milano. Inoltre collaboro con Michele Camarda e la sua società di produzione Atmosphera nello sviluppo di progetti di fiction televisive.

Il mondo dorato ed intrigante delle soap operas e quello popolare e romantico delle telenovelas hanno rapito il mio cuore sin dalle loro prime apparizioni avvenute agli inizi degli anni ottanta sugli schermi dei nascenti network, da qui la passione per “General Hospital” e le strategie adottate da Retequattro nella costruzione dei suoi palinsesti dedicati al genere su cui ho incentrato la tesi di laurea. Attualmente i miei modelli di riferimento sono le fiction firmate dal network statunitense FOX, per la libertà d’ideazione e senso del business, e le brasiliane di Rede Globo, per la perfezione narrativa e stilistica.
DANIELA: “General Hospital” è stata una soap opera molto seguita qualche anno fa. Come nasce l’idea di creare il sito bilingue “www.generalhospital.tv”? E’ presente anche una sezione dedicata all’attrice doppiatrice MONICA CADUERI, citandola: “Questa pagina è dedicata a MONICA CADUERI, fantastica attrice e voce amica di tanti amatissimi personaggi. Sig.ra Cadueri aspettiamo il suo ritorno, anche per così raccontarci la storia della mitica Ricmon Sound”. Cosa vorrebbe aggiungere a tal proposito, in che modo la emoziona questa doppiatrice che ricordiamo voce italiana di Mimì in “MIMI’ E LE RAGAZZE DELLA PALLAVOLO”, di Angie in “ANGIE GIRL”, di Mary, l’amica di “JENNY LA TENNISTA”…?
ALESSANDRO: L’idea di creare un sito italiano dedicato a “General Hospital” è nata per un duplice motivo: il primo, personale, rendere omaggio a questa soap opera che, con le sue straordinarie ed affascinanti avventure a tinte poliziesche, appassionava la mia famiglia riunendola tutta ogni pomeriggio davanti agli schermi di Canale 5. Il secondo per non far dimenticare il suo passaggio nel nostro etere che rammento, nel periodo migliore, raggiungeva anche picchi d’ascolto di tre milioni di spettatori. Il progetto di renderlo bilingue si è reso invece indispensabile al compimento del terzo anno di attività quando ha cominciato a registrare importanti riscontri positivi in termini di contatti provenienti dagli Stati Uniti. Inoltre il sempre maggiore inserimento di materiale tratto da magazine d’oltreoceano ne ha sollecitato ed accelerato la trasformazione.
La pagina dedicata alla Sig.ra Cadueri è un’iniziativa che cullavo da tempo e la cui realizzazione mi è stata fortemente spronata dal mio amico Gianni Pinotti, che considero il più grande esperto di doppiaggio dagli anni settanta ad oggi. Oltre che per gli indimenticabili personaggi animati da Lei citati, compagni simpatici e fedeli di tante giornate spensierate della mia infanzia, alla Sig.ra Cadueri sono soprattutto legato perché voce di due protagoniste di “General Hospital”: prima Lou e poi Felicia. E oltre a volerla ringraziare pubblicamente per le emozioni regalateci, il mio desiderio è farle sapere che tanti ragazzi attendono il suo ritorno e non comprendono le ragioni del suo allontanamento dai leggii dopo la chiusura della Ricmon Sound, la società di doppiaggio di suo zio Renato. Qualcuno lo reputa al fatto che, forse, non possedesse una dizione perfetta, motivazione che però non mi trova concorde perché proprio in “General Hospital” ha dimostrato eccellenti doti d’interpretazione prestando voce a personaggi dalla personalità complessa ed emotiva.
DANIELA: Ha avuto modo di fare un confronto tra le voci originali e quelle italiane di “General Hospital”? Cosa è emerso?
ALESSANDRO: Ho numerose occasioni di confrontare le voci originali con quelle italiane della soap perché con i ragazzi della mailing list di Yahoo! a lei dedicata, “Port Charles Italia”, acquistiamo regolarmente puntate dagli USA per continuare così a seguirne le vicende. Io rappresento però un caso particolare perché, mentre la seguo in inglese, immagino gli attori recitare le medesime battute in italiano. E per i personaggi mai visti da noi, provo l’ebbrezza d’immedesimarmi in un direttore di doppiaggio che deve scegliere le voci più aderenti.
Senza alcun dubbio, preferisco la nostra colonna sonora a quella americana nonostante la recitazione sia di alto livello, anche quella degli attori più giovani (che spesso in altri show si caratterizzano per vocalità neutre) a testimonianza dell’importante sforzo produttivo messo in atto dalla soap opera per essere sempre più simile ad un telefilm e non più ad un teleromanzo pomeridiano. I nostri doppiatori sono stati capaci di attribuire alle anime di ciascun personaggio migliori e più vibranti alternanze di tonalità nelle espressioni. Hanno saputo seguire e far emergere la trama complessa degli umori e delle diverse passioni che ne contraddistinguevano le vicende.
DANIELA: Ormai è divenuta una domanda di rito ma che ci piace fare dal momento che ce ne stiamo occupando. A suo avviso trasmissioni tv dedicate al mondo del doppiaggio e dei doppiatori potrebbero interessare il pubblico televisivo? Cosa vorrebbe che emergesse e cosa vorrebbe che non emergesse?
ALESSANDRO: Il progetto mi entusiasma, ma temo che possa interessare solo un’élite ristretta di pubblico. Non vorrei che il suo filone si esaurisca prematuramente dopo un paio di servizi su come si doppi o si realizzi il delicato processo di adattamento, diventando così solo una sterile rubrica di quanto un attore ha doppiato, come se si volesse far passare il messaggio che le voci che lavorano di più fossero necessariamente le più capaci.
L’accusa rivolta spesso ai doppiatori è di essere attori di serie C, o peggio mezzi attori. Quindi vorrei che il programma facesse soprattutto emergere la completa professionalità di ciascuno, offrendo la possibilità di un palcoscenico alternativo dove esibirsi finalmente per sé stessi o recitando un proprio cavallo di battaglia o brevi pièces insieme ad altri doppiatori.
DANIELA: A tal proposito, mi preme ribadire che il nostro progetto, depositato alla Siae, non sarà la solita “zuppa” che spesso i mass media riservano al mondo del doppiaggio e neppure un lavoro realizzato solo per essere archiviato o fine a se stesso. Sarà un format giovane e cinematografico pur essendo veicolato dal mezzo televisivo attualmente più “forte” in Italia in termini di popolarità. La nostra idea, pur non potendo descrivere nel dettaglio il progetto, si avvicina molto alla sua idea di format tv, gli attori reinterpreti, questa bellissima definizione che abbiamo adottato ma che è stata coniata dall’ attore Adalberto Maria Merli in occasione di una nostra intervista, saranno presenti nel ruolo di attore, nella sua definizione più completa, l’artista nella sua completezza di artista ma per fare questo abbiamo bisogno di tutte le persone che credono già sin d’ora in questo progetto ancora in fase embrionale, e quelle che ci crederanno in futuro, abbiamo bisogno degli artisti, dei tecnici, di aspiranti attori che vorranno specializzarsi nel doppiaggio e di tutti voi appassionati, perchè da soli non riusciremo a farcela. Noi vorremmo percorrere una piccola strada, senza peccare di presunzione, verso una idea di tv che premi la meritocrazia televisiva e cinematografica e che non tenga più nell’oscurità grandi artisti come i nostri attori doppiatori italiani. Il doppiaggio non è un accessorio, il doppiaggio è composto da artisti veri, ricchi di passione, amanti del teatro, dei veri professionisti, persone che ci rifiutiamo di tenere nell’ombra o che si debbano accontentare di piccoli ruoli nelle fiction, che inspiegabilmente non vengano impiegati in ruoli da protagonista. Per essi auspichiamo il cinema, il doppiaggio ( non è un ripiego ma una vera e propria arte ), il teatro, ma quello vero, che dia la soddisfazione che essi meritano. Non tutti gli attori doppiatori sono straordinari attori ma molti sono straordinari attori e straordinarie attrici.
La ringraziamo per la sua disponibilità e gentilezza e infine le chiediamo, se vorrà, di anticiparci qualche suo futuro progetto o novità inerente al suo sito e di lasciare un messaggio ai suoi utenti affezionati.
ALESSANDRO: Sono io che ringrazio Lei e SuperEva per lo spazio riservatomi e l’opportunità di ricordare il mio amato “General Hospital”. Per quanto concerne il sito www.generalhospital.tv (NB: adesso non più attivo) la novità più importante riguarda l’ampliamento della sezione “Soap Videos Themes” che raccoglie le videosigle delle soap e novelas realizzate appositamente per il mercato peninsulare. Un’ulteriore testimonianza della nostra creatività e del fatto che negli anni ’80 e primi ’90 la televisione italiana fosse realmente la più bella del mondo.
Saluto e ringrazio sinceramente tutti i visitatori che nel corso degli anni hanno dimostrato ancora fervido interesse per la soap e che mi hanno accompagnato non solo in questa avventura, ma anche in quella legata ad un altro mio sito, www.okilprezzoegiusto.tv dedicato all’omonimo gioco a premi.

( Nella foto Alessandro Giannotto ad Hollywood sul set della soap opera “Days of our lives” in compagnia dell’attore Matthew Ashford )

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